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Un Natale da Cani - Ep. II

Era da tempo che volevo andare a San’t Amate. Vi ero passato per sbaglio una volta che mi ero perso nei dintorni del Monte Grona. Era tardi e avevo avuto poco tempo per guardarmi attorno. Avevo appuntato nella mia whishlist qualche ricordo con la promessa di ritornarvi alla prima occasione utile. La meta prevista come al solito era un altra, ma per un motivo o per l’altro all’ultimo come sempre abbiamo cambiato idea e abbiamo preferito il lago alla montagna. Caricate le bici sul furgone ci siamo spostai dalla bassa valle in direzione alto Lario, arrivati a Rezzonico dopo la spesa Natalizia abbiamo iniziato la nostra ascesa. La salita inizia dolce per poi trasformarsi in un susseguirsi di rampe dure e severe le quali raggiungono il loro apice nel “cavatappi” 250 metri al 25% come esplicitato da un cartello posto a bordo strada.

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Dopo vari anatemi sbuffi e immancabili problemi tecnici siamo giunti alla fine dell’asfalto. Il panorama si apre e finalmente si inizia a scorgere l’orizzonte che prima era intrappolato dai rami degli alberi che avvolgevano la nostra ascesa.

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La giornata è calda nonostante sia dicembre, salgo di buona lena con la bottiglia di spumante che mi penzola dallo zaino, per farmi voler bene dai Laghèè decido di indossare un berretto natalizio e l’effetto sperato si manifesta in sorrisi di cordialità e stupore dispensati dagli abitanti del posto nei confronti di questi mattacchioni che all’ora di pranzo del 25 dicembre invece che essere con le gambe sotto al tavolo circondati da leccornie preferiscono sudare e pedalare inerpicandosi lungo questa aspra salita. La strada sterrata che si trova alla fine dell’asfalto è una tipica road porn che si inerpica in un glabro monte in un silenzio surreale, la montagna vibra come se fosse in attesa di un imminente fellatio  e noi non possiamo che essere dei decreti voyeaur che silenziosamente si inerpicano su questo monte.

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Il pensiero è profondo, ma basta una cariola abbandonata a bordo strada per riportarci alla nostra vera essenza di giamburrasca, di eterni giovani che non amano prendersi sul serio, ma che preferìscono scrollarsi di dosso le dinamiche sociali con della sottile ironia e ilarità.

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Arrivati in cima ci ritroviamo nella terra di mezzo tra Italia e Svizzera con gli occhi strabici che si dividono nel osservare il Lago di Como e quello di Lugano. La fatica ha il suo prezzo, essere dei poser è un attitudine, farlo in determinate circostanze richiede costanza e sacrificio . Ci rifugiamo nella chiesetta e dopo un lauto pranzo a base di pane formaggio e avocado esprimiamo tutta la nostra felicità con un grande brindisi a mò vittoria di tappa. Mancano solo le Miss e il segno del rossetto sulle guance, ma l’automasturbazione cerebrale per il nostro mood cazzoni è stato nutrito è questo ripaga l’assenza di qualsiasi sottana.

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Le giornate sono corte e sono già le 15.30 e il tempo che ci rimane per rientrare prima del buio è davvero poco.Cerchiamo di sistemare i problemi tecnici alla bici di Clava, ma dopo vari disperati tentativi l’assenza dei tools necessari ci impone di abbandonarlo a proprio destino mentre io e il Capitano ci lanciamo in discesa in un single track che non promette bene. Come sempre le aspettative vengono disattese, quello che sembrava un imbuto diventa un allegro traverso che plana in direzione Menaggio. Ormai è tardi la luce diventa scarsa e onde evitare spiacevoli inconvenienti si decide con una inspiegabile saggezza di optare per l’asfalto per l’ultima parte di discesa. Arrivati a Menaggio ormai al buio si rientra lentamente lungo la maculata pista ciclabile mentre Clava il romanticone rientrato alla base dalla via di salita è sul lungo lago ad aspettarci dilettandosi in scatti da autore da inviare alle sue corteggiatrici da vero rubacuori !  L’automasturbazione ha avuto la sua fine è ora di entrare in azione !

 

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