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Quanto può durare un anno ?

Ero sdraiato su quel letto d’ospedale e ancora non mi capacitavo di cosa fosse successo, il giorno prima ero a fantasticare su come unire itinerari, chilometri e dislivelli ed ora ero lì che osservavo le punte dei miei piedi in fondo al letto, quelle stesse punte sulle quali il mio sguardo si era chinato migliaia di volte, durante una salita che letteralmente mi spezzava le gambe, in discesa per individuare gli appoggi migliori o quando ormai le ore che ero in giro erano così tante che non sapevo più come mi chiamavo. Loro, le mie punte dei piedi, erano sempre lì, come l’ago di una bussola ad indicarmi la direzione da seguire: << 𝘢𝘷𝘢𝘯𝘵𝘪, 𝘢𝘷𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘢 ! >>.
Le osservavo e mi parevano tristi, in un contesto che non era il loro, in un contesto in cui stare orizzontali era una delle prerogative della giornata. Ero disorientato e non capivo quale fosse la direzione da seguire, osservavo le punte dei miei piedi che indicavano il soffitto, quasi immobili come per darmi un segno chiaro e deciso, ed in quel momento che capii, compresi come quello su cui avevo puntato lo avevo ricercato nel modo sbagliato, ero stato accecato e abbagliato puntando nella direzione errata. Guardavo il soffitto, un semplice soffitto e compresi come fossi stato preso troppo dal mio EgoAgonismo, un animale feroce, un animale da nutrire e da assecondare che ti porta a compiere delle azioni incredibili ma allo stesso tempo ti divora e senza che tu te ne accorga ti porta ad anestetizzare tutto il resto così da essere l’unica vera fonte di sostentamento. Non mi ero ancora cambiato, non avevo potuto fare la doccia e sentivo ancora il sapore del sudore della gara del giorno prima appiccicato alla mia pelle, le calze erano quelle rosse e nere, quelle “buone” che solitamente uso in gara, calze rodate da chilometri e esperienze delle quali mi fidavo ciecamente. Ero in quel letto e mi domandavo cosa ci facessi, io che avevo percorso tutti che chilometri, fatto tantissimi allenamenti, scalato migliaia di metri di dislivello, era impossibile che stessi male, era impossibile che per una volta per reagire l’unica cosa che potessi fare era stare fermo, eppure ero lì, io e i miei piedi immobili. Scoprirsi vulnerabile non è stato semplice, accettarlo ancor meno, ma dopo un anno posso essere solo felice di quello che mi è successo.
𝙌𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙙𝙪𝙧𝙖𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙖𝙣𝙣𝙤 ?
a volte una settimana, a volte decenni a volte una vita intera e a volte il tempo necessario per rimettersi insieme e ritrovare se stessi abbandonando lungo la strada il superfluo. E’ stato solo un anno, ma è stato come se fossero dieci e oggi ho messo le calze buone e sono pronto a …
[to be continued]

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