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Con la testa sotto i piedi

(qualche pensiero sparso, anche poetico)

 

Canta, che ti passa, si dice. Io invece spesso direi cammina, che ti passa.

(Anche se mi piace parecchio cantare, fischiettare, mentre cammino. Se il fiato tiene, ovviamente.)

Ho sperimentato spesso quanto camminare possa essere la soluzione giusta per molti problemi e preoccupazioni, per alleggerire i pensieri pesanti. Però, per me, mettere la testa sotto i piedi è soprattutto il modo più bello e libero per meditare, per trovare l'ispirazione, quell'idea geniale e brillante che proprio ti serve (anche quando non la stavi nemmeno cercando).

Mi piace andare in montagna, mi piace camminare in pianura e non so dire se preferisco le strade sterrate ai sentieri. Dipende dalle stagioni, dalle contingenze, dai momenti della vita. Di una cosa sono convinta: superati i 2000 la mia mente diventa più leggera, i pensieri si fanno meno insistenti e vengono a galla solo quelli più importanti. 

E, soprattutto, non premono, non urgono, non fanno male.

 

Insomma...

Camminare, con la testa sotto i piedi, è uno dei modi più belli per scoprire, per scoprirsi.



Ultreya

 

Fottuta Meseta.

 

(Dove arrivano i piedi anche quando fanno male,

l'importante è camminare

senza testa.

E dove vanno le mie gambe, tutti i muscoli del collo

e delle spalle in movimento.

Anche quando inevitabilmente scopro

che mi manca la salita, il fiato corto

un punto in alto da toccare.

E non sopporto più davvero questo andare piatto, uguale. 

 

Duecento chilometri e mi arrendo

non sento più come mi sento.

Ho il polso regolare? Vedo qualcosa? Canto?)

Racconterò che ho imparato a pregare.

 

(Camino de Santiago, 2011)

 

 

In Buoni propositi, edizioni Fuori dal Coro, Mendrisio -Ch-, 2012

                                                       

Cammino e non mi fermo, cammino nell’inverno

(o forse sogno) e dentro i passi nella neve

tra le foglie sopra i rami sulla pietra.

La gamba tiene bene la discesa, il fiato anche.

Cammino e non ho freddo, non cerco

né un sentiero né una traccia, non medito non calcolo

non penso. Mi muovo a ruota libera, sconfino sulla valle

e tengo a bada i rovi. E non rimango indietro.

 

Adesso che sei alto (e tanto) più di me,

mi chiedo se sei ancora, il mio fratello piccolo.



in Persino semplice, Interno Libri edizioni, 2023



 internopoesia.com

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